Parole Parole Parole!

Pubblicato: febbraio 1, 2013 in Dialoghi

I dialoghi di Tarantino si rapportano a due tipi di pubblico: il pubblico che fa parte della cultura costantemente citata dal regista e il pubblico che non ne fa parte. Tutti sappiamo che cosa è un hamburger e che cosa è McDonald’s, ma molti spettatori non americani avrebbero notevoli difficoltà a capire quello di cui stanno discutendo i quattro gangster quando, in Reservir Dogs, parlano di blaxploitation.

Ci sono di conseguenza due livelli di funzionalità della citazione in Quentin Tarantino. Al livello dello spettatore competente, possiamo dire che la citazione riveste la funzione di familiarizzare con i personaggi. Lo spettatore infatti, sentendo parlare di argomenti che rientrano nella sfera della sua vita quotidiana, prova empatia per i personaggi che sta vedendo sullo schermo. La prima cosa che ci colpisce, vedendo Le Iene, sono i lunghissimi otto minuti iniziali in cui i personaggi parlano di Madonna (la cantante) e della mancia alle cameriere. Qui diremo solo che se il regista avesse optato per un inizio più tradizionale, togliendo questa scena e proiettandoci in media res nella fuga dalla rapina trasmosmatasi in una grande strage, ci avrebbe anche negato la possibilità di mimetizzari con questi gangster, condannandoli subito nel loro ruolo di assassini.

Al livello dello spettatore inesperto invece la citazione serve per esternare il modo di essere di un personaggio.

In pulp fiction vediamo spesso jules interessato a cose nuove. quando vincent gli parla degli hashish bar olandesi, jules esclama “that didi it, man. I’m fuckin’ going’, that’s all there is to it”. E sarà sempre jules ad apprezzare a dismisura il Big Kahuna Burger nel dialogo che abbiamo anticipato.

Buona la prima!

Pubblicato: febbraio 1, 2013 in Original Motion Picture Soundtrack

La prima canzone che ho scelto per voi è Bang Bang (My Baby Shot Me Down) scritta da Sonny Bono. In seguito nel 1966 anche Nancy Sinatra pubblicò la propria versione di “Bang Bang” , con l’introduzione del celebre tremolo di chitarra (di Billy Strange). Questa versione tuttavia rimase abbastanza “sconosciuta” fino a che non fu inserita nella colonna sonora del capolavoro di Kill Bill,con una canzone che tutti noi potremmo avere nella nostra libreria Itunes, è così che Quentin sceglie le sue musiche, mettendo ciò che piace.

Life!

Pubblicato: gennaio 21, 2013 in Quentin Tarantino

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Quentin Tarantino è nato a Knoxville nel Tennessee nel 1963, ma la città che lo ha formato cinematograficamente rendendolo un maniaco del cinema, è Los Angeles, dove il regista americano lavorò in una videoteca che gli permise di sprofondare nel panorama del cinema a 360°, approfondendo soprattutto la conoscenza dei film di serie B e di exploitation, quelle pellicole passate alla cronaca più per alcuni aspetti sensazionalisti di scene violente o per l’ enfasi con cui venivano promossi, piuttosto che per la qualità del prodotto, spesso quasi del tutto assente. Nel videonoleggio della capitale del cinema americano, Quentin Tarantino si è creato una cultura assoluta a riguardo, accumulando conoscenze che nella sua futura carriera gli hanno poi permesso di diventare un genio del “richiamo”, inteso come citazione e omaggio di pellicole all’ interno delle sue opere.

La filosofia del Supereroi

Pubblicato: gennaio 21, 2013 in Dialoghi

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FILOSOFIA DEI SUPEREROI: 

All’ interno di uno dei miei film preferiti, del mio regista preferito, di sicuro questo è il dialogo che mi ha più affascinato e colpito. I supereroi hanno sempre rappresentato un mondo affascinante per tutti, il travestimento, i super poteri, la doppia identità.  Proprio il dualismo tra il personaggio e il suo doppio, tra l’uomo normale e il supereroe, tra il comune mortale e l’uomo mascherato che salva il mondo, ci fa pensare che il personaggio in abiti comuni sia la persona reale,  mentre il suo doppio, l’ alterego, sia solo una maschera che l’ eroe usa per fingersi qualcosa di più e poter cambiare le cose, perché da solo non ci riuscirebbe. Non è però questa l’unica interpretazione, o non è detto che comunque sia così.

Qui entra in scena la famosa frase che Bill dice a Beatrix Kiddow nel Volume 2 di Kill Bill:

Bill:

“L’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi, è che abbiamo un supereroe e il suo alter ego. Batman è di fatto Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere. Superman non diventa Superman. Superman è nato Superman. Quando Superman si sveglia al mattino è Superman. Il suo alter ego è Clark Kent.

Quella tuta con la grande S rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono. Sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume. E’ il costume che indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. Quali sono le caratteristiche di Clark Kent? E’ debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana…”

Da questo regista, da uno dei suoi film più geniali e da uno dei dialoghi più illuminanti, parte l’analisi della filosofia del superuomo, di come la sua esasperata o errata interpretazione abbia condizionato alcuni regimi totalitari europei, e alcune influenti personalità letterarie per esempio. Il doppio e l’alterego sono poi richiamati e analizzati anche nella letteratura,soprattutto quella inglese. Insomma, Dopo aver illustrato la filosofia tarantiniana sul cinema, chi più di lui si presta a mille collegamenti e richiami tra un argomento e l’altro ?

L’importanza delle parole

Pubblicato: gennaio 21, 2013 in Quentin Tarantino

È così che, solitamente, il cinema del regista texano viene individuato (ed elogiato) soprattutto per le sue parole, sono i dialoghi a farne l’aspetto più interessante e innovativo del suo cinema.

eccovi il monologo sulla Filosofia dei Supereroi presente in KILL BILL VOl. II, un capolavoro di retorica.