il tempo:

Pubblicato: luglio 3, 2013 in ELEMENTI RICORRENTI DELLE SUE OPERE:

Il tempo:

Sovvertire le regole del tempo, sovrapporre diversi piani cronologici. Ecco cosa fa Tarantino, che prende la cronologia e la cestina immediatamente. Il regista usa il tempo variandone gli ordini, creando flashback e flashforward, annullando la logica del susseguirsi degli eventi, restituendo alla storia una logica diversa basata su altro ma non sul cronologico seguirsi dei fatti.  Un esempio per tutti è Kill Bill, diviso in 10 capitoli che si susseguono in uno sfasato ordine cronologico dove il capitolo 1 non risponde al primo evento della storia e così via, ad esclusione dell’ ultimo capitolo che è effettivamente il numero 10. E’ la logica-Tarantino, benvenuti nel suo tempo.

 

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La violenza:

Pubblicato: luglio 3, 2013 in ELEMENTI RICORRENTI DELLE SUE OPERE:

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In molti giudicano Tarantino esasperatamente violento ed eccessivo. Di vero c’è che la violenza è una costante in ogni suo racconto, ma non si tratta di un elemento in più che infarcisce la storia, ma è l’elemento che fa la storia perché la violenza di Tarantino è la condizione abituale del mondo e non una sua deviazione, è la normalità.  Molto spesso la chiave in cui viene letta la violenza tarantiniana, è quella legata alla vendetta (Kill Bill in modo particolare, con al lista delle persone da uccidere per vendicarsi), anche questa istinto basso ma connaturato all’ uomo e al mondo.

“ La violenza fa parte di questo mondo e io sono attratto dall’irrompere della violenza nella vita reale. Non riguarda tizi che ne calano altri dall’alto di elicotteri su treni a tutta velocità o terroristi che fanno un dirottamento o roba simile. La violenza della vita reale è così: ti trovi in un ristorante, un uomo e sua moglie stanno litigando e all’improvviso l’uomo si infuria con lei, prende una forchetta e gliela pianta in faccia. È proprio folle e fumettistico, ma comunque succede: ecco come la vera violenza irrompe irrefrenabile e lacerante all’orizzonte della tua vita quotidiana. Sono interessato all’atto, all’esplosione e alla sua conseguenza. “

Nel corso delle conversazioni su cinema e violenza il nome di Quentin Tarantino è sicuramente presente.

Spargimenti di sangue, massacri efferati, colpi d’arma da fuoco, stupri… tutti questi temi e queste immagini vengono ripresi nei suoi film.  La violenza sembra proprio essere il leitmotiv di questo regista. Ma esistono diverse forme di violenza. Potremmo notare che numerosi film, del resto, mostrano qualsiasi cosa: Esplosioni, sparatorie, anche violenza verbale… tutto questo caratterizza buona parte dei film d’azione americani. Molte persone gridano allo scandalo di fronte a Pulp Fiction, film di Tarantino premiato con la Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1994; salvo poi lasciare che i loro figli adolescenti, così come i figli più piccoli, guardino film come Independence Day o la saga di Die Hard.

Sin da piccolo Tarantino è cresciuto in un universo cinematograficamente violento, questo spiega ampiamente l’eccesso di brutalità che caratterizza i suoi film; d’altronde, quando un giornalista critica la barbarie rappresentata in Kill Bill, Tarantino risponde:

«Certo che Kill Bill è violento. Si tratta di un film di Tarantino. Voi non andreste mai a un concerto dei Metallica per poi domandargli di abbassare la musica».

Il sangue è praticamente il marchio di fabbrica di Tarantino. I litri di emoglobina rossa fluorescente che compaiono in Kill Bill, Pulp Fiction o Le Iene non passano di certo inosservati.

Molti degli spargimenti di sangue di buona parte dei suoi film sono forse esagerati. L’esempio più evidente resta la scena del massacro della Villa Blu, nel film Kill Bill Vol. 1. Preda di una furia vendicatrice, La Sposa, taglia a forza di braccia gli arti e le teste di una trentina di Yakuza; tuttavia, ciò che cattura l’attenzione non è tanto la prodezza combattiva in sé, quanto, per l’appunto, il sangue che schizza. Le proporzioni sono smisurate, delle autentiche fontane di liquido rosso.  In occasione dell’anteprima di Pulp Fiction una spettatrice è svenuta. Quando lo è venuto a sapere, Tarantino ha dichiarato:

«il film ha raggiunto il suo scopo! È troppo intenso per l’essere umano! Tocca il cuore della gente al punto di fermarlo… Questo è cinema!»

Tuttavia la violenza nei suoi film non è mai troppo brutale, ma si accompagna sempre (o almeno per la maggior parte del tempo) ad altri elementi volti a tranquillizzare lo spettatore.

Allo stesso modo, anche in Kill Bill la violenza viene fortemente ironizzata; gli schizzi irreali di sangue hanno il solo scopo di rassicurare lo spettatore, ricordandogli che si tratta di una finzione; che non c’è niente di reale, si tratta solo di un racconto. Tarantino dichiara che è un omaggio ai cartoni animati. È lo stesso modo di rappresentare la violenza.

Nessuno andrebbe a lamentarsi alla Warner Bros per le scene in cui il Coyote precipita dalla cima di una falesia e finisce schiacciato da un treno, dopo essere stato rinchiuso in un cannone umano. Questa è la stessa visione delle cose che Quentin Tarantino presenta in Kill Bill.

Quentin Tarantino si giustifica: “ Rimproveriamo al film la sua violenza. Io lo prendo come un complimento perché so che il film non è particolarmente violento. Il film ci sembra molto più violento di quanto non lo sia in realtà”

 

“Girl, you’ll be a woman soon” con la splendida Mia Wallace che balla prima di sniffare l’eroina…

 

 

Parole Parole Parole!

Pubblicato: febbraio 1, 2013 in Dialoghi

I dialoghi di Tarantino si rapportano a due tipi di pubblico: il pubblico che fa parte della cultura costantemente citata dal regista e il pubblico che non ne fa parte. Tutti sappiamo che cosa è un hamburger e che cosa è McDonald’s, ma molti spettatori non americani avrebbero notevoli difficoltà a capire quello di cui stanno discutendo i quattro gangster quando, in Reservir Dogs, parlano di blaxploitation.

Ci sono di conseguenza due livelli di funzionalità della citazione in Quentin Tarantino. Al livello dello spettatore competente, possiamo dire che la citazione riveste la funzione di familiarizzare con i personaggi. Lo spettatore infatti, sentendo parlare di argomenti che rientrano nella sfera della sua vita quotidiana, prova empatia per i personaggi che sta vedendo sullo schermo. La prima cosa che ci colpisce, vedendo Le Iene, sono i lunghissimi otto minuti iniziali in cui i personaggi parlano di Madonna (la cantante) e della mancia alle cameriere. Qui diremo solo che se il regista avesse optato per un inizio più tradizionale, togliendo questa scena e proiettandoci in media res nella fuga dalla rapina trasmosmatasi in una grande strage, ci avrebbe anche negato la possibilità di mimetizzari con questi gangster, condannandoli subito nel loro ruolo di assassini.

Al livello dello spettatore inesperto invece la citazione serve per esternare il modo di essere di un personaggio.

In pulp fiction vediamo spesso jules interessato a cose nuove. quando vincent gli parla degli hashish bar olandesi, jules esclama “that didi it, man. I’m fuckin’ going’, that’s all there is to it”. E sarà sempre jules ad apprezzare a dismisura il Big Kahuna Burger nel dialogo che abbiamo anticipato.

Buona la prima!

Pubblicato: febbraio 1, 2013 in Original Motion Picture Soundtrack

La prima canzone che ho scelto per voi è Bang Bang (My Baby Shot Me Down) scritta da Sonny Bono. In seguito nel 1966 anche Nancy Sinatra pubblicò la propria versione di “Bang Bang” , con l’introduzione del celebre tremolo di chitarra (di Billy Strange). Questa versione tuttavia rimase abbastanza “sconosciuta” fino a che non fu inserita nella colonna sonora del capolavoro di Kill Bill,con una canzone che tutti noi potremmo avere nella nostra libreria Itunes, è così che Quentin sceglie le sue musiche, mettendo ciò che piace.

Life!

Pubblicato: gennaio 21, 2013 in Quentin Tarantino

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Quentin Tarantino è nato a Knoxville nel Tennessee nel 1963, ma la città che lo ha formato cinematograficamente rendendolo un maniaco del cinema, è Los Angeles, dove il regista americano lavorò in una videoteca che gli permise di sprofondare nel panorama del cinema a 360°, approfondendo soprattutto la conoscenza dei film di serie B e di exploitation, quelle pellicole passate alla cronaca più per alcuni aspetti sensazionalisti di scene violente o per l’ enfasi con cui venivano promossi, piuttosto che per la qualità del prodotto, spesso quasi del tutto assente. Nel videonoleggio della capitale del cinema americano, Quentin Tarantino si è creato una cultura assoluta a riguardo, accumulando conoscenze che nella sua futura carriera gli hanno poi permesso di diventare un genio del “richiamo”, inteso come citazione e omaggio di pellicole all’ interno delle sue opere.

La filosofia del Supereroi

Pubblicato: gennaio 21, 2013 in Dialoghi

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FILOSOFIA DEI SUPEREROI: 

All’ interno di uno dei miei film preferiti, del mio regista preferito, di sicuro questo è il dialogo che mi ha più affascinato e colpito. I supereroi hanno sempre rappresentato un mondo affascinante per tutti, il travestimento, i super poteri, la doppia identità.  Proprio il dualismo tra il personaggio e il suo doppio, tra l’uomo normale e il supereroe, tra il comune mortale e l’uomo mascherato che salva il mondo, ci fa pensare che il personaggio in abiti comuni sia la persona reale,  mentre il suo doppio, l’ alterego, sia solo una maschera che l’ eroe usa per fingersi qualcosa di più e poter cambiare le cose, perché da solo non ci riuscirebbe. Non è però questa l’unica interpretazione, o non è detto che comunque sia così.

Qui entra in scena la famosa frase che Bill dice a Beatrix Kiddow nel Volume 2 di Kill Bill:

Bill:

“L’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi, è che abbiamo un supereroe e il suo alter ego. Batman è di fatto Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere. Superman non diventa Superman. Superman è nato Superman. Quando Superman si sveglia al mattino è Superman. Il suo alter ego è Clark Kent.

Quella tuta con la grande S rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono. Sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume. E’ il costume che indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. Quali sono le caratteristiche di Clark Kent? E’ debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana…”

Da questo regista, da uno dei suoi film più geniali e da uno dei dialoghi più illuminanti, parte l’analisi della filosofia del superuomo, di come la sua esasperata o errata interpretazione abbia condizionato alcuni regimi totalitari europei, e alcune influenti personalità letterarie per esempio. Il doppio e l’alterego sono poi richiamati e analizzati anche nella letteratura,soprattutto quella inglese. Insomma, Dopo aver illustrato la filosofia tarantiniana sul cinema, chi più di lui si presta a mille collegamenti e richiami tra un argomento e l’altro ?