Archivio per la categoria ‘Dialoghi’

Parole e grandi citazioni

Pubblicato: luglio 4, 2013 in Dialoghi

Le parole:

Ormai moltissimi pezzi di sceneggiature dei suoi film sono diventati dei cult, addirittura degli aforismi per qualcuno. Sta di fatto che Tarantino infarcisce le sue pellicole di grandi quantità di parole, in uno svolgersi quasi logorroico e comunque spesso pieno di dialoghi al limite del delirante.

Le citazioni:

“I grandi artisti non copiano, rubano”

Quentin Tarantino citando Igor Stravinskij

Come già detto in precedenza, ogni film di Tarantino porta con sé indizi e richiami di altre pellicole della storia del cinema, o della letteratura, o delle colonne sonore. Spesso Tarantino è stato accusato di plagio, ma in realtà i suoi sono veri e propri omaggi e tributi. La cosa davvero divertente e affascinante di questo “ladro di cinema”, è cercare di cogliere nei suoi film gli infiniti richiami ad altri capolavori, o addirittura scovare all’ interno di una pellicola, rimandi ad altre pellicole sempre sue. E’ come se sparpagliasse nelle sue opere, una serie infinita d’ indizi da trovare e ricomporre in un mega puzzle che costituisce la sua formazione cinematografica e personale, e di riflesso anche quella dello spettatore che indaga.

Nel caso di Kill Bill, che ho scelto come film da analizzare, gli echi sono numerosi, ogni figura, gesto e sequenza pare provenire da qualche celebre film del passato: la tuta gialla di Black mamba rimanda a Bruce Lee e al suo look ne “L’ultimo combattimento di Chen; la morte di Elle allude a quella in BladeRunner di Scott, che fu interpretata dalla stessa attrice; un richiamo a BladeRunner si ha ancora quando Beatrix atterra a Tokio in mezzo ai grandi schermi pubblicitari. Il nome della macchina Pussy Wagon poi, rimanda alla PussyGalore di Agente 007. Frequenti inoltre sono le citazioni di Setgio Leone, per esempio gli stivali degli sceriffi inquadrati dal basso in grandangolo nella sequenza di Kill Bill in cui vengono scoperti i cadaveri nella chiesa, o il diretto omaggio a Morricone nella colonna sonora che accompagna la battaglia con O-Ren.

E’ molto spassoso cercare anche i richiami che Tarantino fa a se stesso. La spada da samurai che Bruce Willis impugna in Pulp Fiction ad esempio, diventa protagonista in Kill Bill, e i numeri musicali come quello di Madsen in Reservoir Dogs, o di J. Travolta che balla il twist con Uma Thurman in Pulp Fiction, tornano poi nelle danze mortali e nei balli aerei tra Beatrix e suoi avversari in Kill Bill.

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Parole Parole Parole!

Pubblicato: febbraio 1, 2013 in Dialoghi

I dialoghi di Tarantino si rapportano a due tipi di pubblico: il pubblico che fa parte della cultura costantemente citata dal regista e il pubblico che non ne fa parte. Tutti sappiamo che cosa è un hamburger e che cosa è McDonald’s, ma molti spettatori non americani avrebbero notevoli difficoltà a capire quello di cui stanno discutendo i quattro gangster quando, in Reservir Dogs, parlano di blaxploitation.

Ci sono di conseguenza due livelli di funzionalità della citazione in Quentin Tarantino. Al livello dello spettatore competente, possiamo dire che la citazione riveste la funzione di familiarizzare con i personaggi. Lo spettatore infatti, sentendo parlare di argomenti che rientrano nella sfera della sua vita quotidiana, prova empatia per i personaggi che sta vedendo sullo schermo. La prima cosa che ci colpisce, vedendo Le Iene, sono i lunghissimi otto minuti iniziali in cui i personaggi parlano di Madonna (la cantante) e della mancia alle cameriere. Qui diremo solo che se il regista avesse optato per un inizio più tradizionale, togliendo questa scena e proiettandoci in media res nella fuga dalla rapina trasmosmatasi in una grande strage, ci avrebbe anche negato la possibilità di mimetizzari con questi gangster, condannandoli subito nel loro ruolo di assassini.

Al livello dello spettatore inesperto invece la citazione serve per esternare il modo di essere di un personaggio.

In pulp fiction vediamo spesso jules interessato a cose nuove. quando vincent gli parla degli hashish bar olandesi, jules esclama “that didi it, man. I’m fuckin’ going’, that’s all there is to it”. E sarà sempre jules ad apprezzare a dismisura il Big Kahuna Burger nel dialogo che abbiamo anticipato.

La filosofia del Supereroi

Pubblicato: gennaio 21, 2013 in Dialoghi

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FILOSOFIA DEI SUPEREROI: 

All’ interno di uno dei miei film preferiti, del mio regista preferito, di sicuro questo è il dialogo che mi ha più affascinato e colpito. I supereroi hanno sempre rappresentato un mondo affascinante per tutti, il travestimento, i super poteri, la doppia identità.  Proprio il dualismo tra il personaggio e il suo doppio, tra l’uomo normale e il supereroe, tra il comune mortale e l’uomo mascherato che salva il mondo, ci fa pensare che il personaggio in abiti comuni sia la persona reale,  mentre il suo doppio, l’ alterego, sia solo una maschera che l’ eroe usa per fingersi qualcosa di più e poter cambiare le cose, perché da solo non ci riuscirebbe. Non è però questa l’unica interpretazione, o non è detto che comunque sia così.

Qui entra in scena la famosa frase che Bill dice a Beatrix Kiddow nel Volume 2 di Kill Bill:

Bill:

“L’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi, è che abbiamo un supereroe e il suo alter ego. Batman è di fatto Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere. Superman non diventa Superman. Superman è nato Superman. Quando Superman si sveglia al mattino è Superman. Il suo alter ego è Clark Kent.

Quella tuta con la grande S rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono. Sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume. E’ il costume che indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. Quali sono le caratteristiche di Clark Kent? E’ debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana…”

Da questo regista, da uno dei suoi film più geniali e da uno dei dialoghi più illuminanti, parte l’analisi della filosofia del superuomo, di come la sua esasperata o errata interpretazione abbia condizionato alcuni regimi totalitari europei, e alcune influenti personalità letterarie per esempio. Il doppio e l’alterego sono poi richiamati e analizzati anche nella letteratura,soprattutto quella inglese. Insomma, Dopo aver illustrato la filosofia tarantiniana sul cinema, chi più di lui si presta a mille collegamenti e richiami tra un argomento e l’altro ?